Mutande, le stai indossando?
Se hai addosso un paio di mutande, allora la tecnologia ha preso anche te. Per fortuna non è possibile rendere tramite la parola scritta la lingua felpata alla “Fantozzi”, mentre penso ad un preciso tipo di mutande indossate da una precisa persona.
Perché penso alle mutande (ecco ancora la lingua felpata)? Perché posso pensarci senza passare, totalmente, per un pervertito? A dire la verità sono anche un po’ incuriosito di come certe parole possano posizionarsi nei motori di ricerca se messe come parole chiave.
Ma torniamo solo per un attimo alle cose serie. Le mutande, di fatto, rappresentano l’ultimo baluardo prima di tornare ad essere la scimmia nuda. Nasciamo nudi. Moriamo spogliati di tutto quello che abbiamo posseduto.
A volte però non basta rimuoverle per allontanarsi completamente dalla tecnologia. Potreste avere un dente curato, una protesi, un taglio di capelli fresco di parrucchiere, un piercing. Tutti esiti di quello che la tecnologia ha lasciato sul nostro corpo.
Nell’ultimo periodo ho letto due libri molto interessanti che scrivono di questo argomento. Uno è di fatto il testamento spirituale del più grande divulgatore scientifico italiano: 10 cose che ho imparato – Piero Angela.
L’altro è un bel libro proprio sull’impatto della tecnologia nella nostra vita: Noi siamo tecnologia – Massimo Temporelli.
Proviamo a fare qualche ragionamento su come viviamo e quanto la tecnologia ci influenzi.
Solo l’homo sapiens è tecnologico?
Da quando esiste l’uomo, esiste la tecnologia. Uomo e tecnologia sono inscindibili. E’ possibile ritrovarla fra i fossili dei nostri antenati. Selci, sepolture, segni di interventi chirurgici lasciati sulle ossa, tracce che si sono conservate fino ad oggi.

La tecnologia, però, non è proprio una esclusiva umana. Infatti è verificabile che anche altri animali usano attrezzi. Il genere homo è però fra le poche specie che modifica le “cose” che trova in natura per renderle più adatte allo scopo, premeditando quello che succederà in seguito. Non siamo gli unici. Siamo, fuori da ogni dubbio, la specie più brava nel farlo. Probabilmente così bravi che la tecnologia e il migliorato sfruttamento delle risorse naturali possibile con la sua evoluzione, sarà la causa primaria della nostra precoce e imminente estinzione.

Vediamo alcuni esempi di animali tecnologici. Le scimmie (nell’immagine un bonobo, la mia scimmia preferita) usano piccoli bastoncini da cui tolgono le foglie (ecco la modifica) per predare termiti e formiche. Le lontre usano sassi (e li scelgono fra i più adatti prima di andare a pesca, ecco la premeditazione) per rompere i molluschi di cui sono ghiotte mentre galleggiano a pancia in su. Molti uccelli fanno complicatissimi nidi formati dai più adatti bastoncini o altri materiali.
Non riesco ad immaginare però la fine della simpaticissima specie Bonobo, a causa della sua stessa tecnologia. La fine più probabile sarà quella a causa della tecnologia dell’homo sapiens, tramite la caccia, la deforestazione, la guerra ed altre nostre attività tipiche

La tecnologia, che cosa rappresenta per me?
Mi sento tecnologico, non riesco a nasconderlo. Ma cosa rappresenta la tecnologia per me. La tecnologia è stata definita anche come “l’insieme delle cose che sono state inventate dopo che sono nato”. A ben pensarci non è poi tanto lontana dalla realtà. Provo a pensare ai mezzi che abbiamo e abbiamo avuto per comunicare a distanza. Mi vengono in mente telegrafo, segnali di fumo, lettere, tavolette di cera. Tutta roba decisamente tecnologica, ognuna per il suo periodo.
Ma se penso ai mezzi di comunicare a distanza di oggi e gli abbino alla parola “tecnologia” allora mi si apre l’immagine mentale di una video conferenza oppure di un messaggio WhatsApp o ancora di una comunicazione che avviene tra Avatar in un mondo virtualizzato. Robe decisamente molto tecnologiche, proprio per il nostro periodo. Sostanzialmente modi e dispositivi inventanti dopo il 1976, l’anno della mia nascita.
Ma la tecnologia non è solo comunicazione, computer e gadget. La tecnologia è sostanza, e la sostanza di cui spesso ci nutriamo e senza la quale moriremmo prestissimo. Ma anche la sostanza che ci sta avvelenando è che presto ci porterà alla fine.
Facendo un volo pindarico, possiamo vedere la tecnologia dal punto di vista psicologico, come fosse la madre o la madre terra nella nostra fase orale. In particolare da un punto di vista filogenetico, la tecnologia rappresenta sia il buon latte della madre che ci nutre sia la madre terra che ci divora attraverso i vari draghi, serpenti o lupi, per annullarci e farci rinascere nuovi riemergendo dalla sua pancia come cappuccetto rosso. Ma prima di rinascere nella nuova fase filogenetica, comunque dobbiamo essere divorati dalla madre. Considerate che poi dal punto di vista Freudiano la fase successiva, quella che attenderà il genere umano alla rinascita, è quella anale …
E’ possibile vivere al naturale oggi?
Per i motivi sopra esposti, ma anche meno formalmente, proprio perché siamo umani, siamo tecnologici. Non è possibile estirpare in alcun modo la tecnologia dal genere umano.
L’homo sapiens, per quanto possa impegnarsi, non potrà mai staccarsi dalla sua natura.
Certo possiamo pensare ad un uso razionale, sostenibile che non ci accompagni con rapidità verso una inesorabile estinzione nostra e di tante altre specie.
Da quello che posso vedere però l’uomo non sembra particolarmente acuto nel razionalizzare l’uso o l’abuso del proprio habitat. Anzi se provo ad astrarmi dalla mia condizione umana, mi sembra che, come una specie infestante, non siamo in grado di auto-limitarci. Questo prima o poi porterà alla morte della specie infestante (l’uomo) e dell’ospite (la terra)